| La Traviata „Anlässlich des Maifestivals in Budapest war man um Internationalität bemüht und so war die Partie der Violetta mit einer der derzeit besten Sängerinnen der Welt besetzt, mit Elena Moşuc, die alle Zwischentöne dieser erschütternden Lebedame auf ergreifende Weise umzusetzen vermochte und besonders in ihrer Schlussszene zu Tränen rührte. Ihre Koloraturen sprudelten glasklar, so in rechter Champagnerleichtigkeit dank ihrer stupenden Technik. Da bedurfte es keines Stemmens wie bei anderen namhaften Kolleginnen in dieser Partie. Es war geradezu eine Sternstunde, diese Ausnahmekünstlerin auch an der Ungarischen Staatsoper bewundern zu dürfen.“ „Elena Mosuc, zu deren besonderen Stärken ihre Donizetti- und Bellini-Partien gehören, ist in jeder Rolle ein Gewinn, denn sie ist einfach eine fabelhafte Sängerin. Die Stimme sitzt derart perfekt bzw. bewegt sich derart souverän durch alle Register, alle Tonstärken und stilistischen Gegebenheiten, dass einem nicht selten quasi der Mund offen bleibt vor lauter Staunen über so viel Stimmbeherrschung klangvollen Gesang bis in die Extremhöhen und subtilsten Pianissimi. […] Locker bewältigte sie ihr „Sempre libera“. […] Violettas nobles Wesen, die bewundernswerte Entsagungsbereitschaft, die ununterdrückbaren Ausbrüche leidenschaftlicher Liebe und tiefster Verzweiflung wurden vokal ergreifend gestaltet. Die Sängerin krönte ihre gesangliche Leistung mit einer von vokalen Finessen der feinsten Art geprägten Arie „Addio, del passato“, wo sie die Stimme in scheinbar endlosen pp-Phrasen gleichsam im Raum schweben blieb, als wäre sie nicht mehr von dieser Welt. Hier konnte Frau Mosuc ihre langjährige Erfahrung mit Bellini-Kantilenen einbringen. Ebenso beeindruckend dann das Duett mit Alfredo und das letzte Aufflammen von Violettes Lebenshunger im Finale der Oper. Bravissima!“ “Elena Mosuc a cucerit Scala din Milano: “Dopo la deludente prima recita di Traviata ci siamo chiesti quale potesse essere il reale motivo di interesse in questa ripresa scaligera del dramma verdiano tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas. [...] Inutile negare che gran parte dell’attesa degli appassionati, era riservata al debutto scaligero di Elena Mosuc; attesa che la stessa artista ha ripagato con una prestazione maiuscola, da autentica fuoriclasse. La voce della Mosuc, grazie ad un’ottima tecnica, è perfettamente immascherata su tutta l'estensione e questo fa si che, a prescindere dal volume, nessuna sfumatura del difficile ruolo di Violetta vada perduta. Inoltre tanta sicurezza vocale le ha consentito un approccio scenico disinvolto e sempre al servizio della situazione teatrale: il primo atto l’ha vista delineare una Violetta forte, vissuta e totalmente dominatrice della situazione. L’aria in chiusura di primo atto è attaccata lasciando trapelare uno stato d’animo a metà strada tra il trasognato e l’incredulo per poi chiudere con un Follie! Follie… cantato con spavalderia e volto sorridente. Qui la Mosuc dimostra tutta la sua bravura mostrando delle agilità perfette e facendo apparire le salite ai Do ribattuti, Do diesis, compreso il Mi bemolle finale, una cosa da nulla. Inoltre il Mi bemolle finale è stato di una purezza di suono e una tale ricchezza di armonici da far riempire di gioia tutti i presenti; davvero entusiastica e irrefrenabile l’ovazione del pubblico. Ma la grandezza della sua prestazione non si è limitata ad un ottimo primo atto: nel prosieguo della recita ha sfoggiato doti liriche e interpretative impensabili riuscendo, in vari momenti, ma soprattutto nell’addio del passato a far commuovere sino alle lacrime, più di un presente. Al termine del primo atto, ci è sembrato molto carino il gesto di Massimo Giordano il quale, nonostante l’evidente ritrosia di Elena Mosuc, l’ha per un paio di volte invitata e infine convinta, ad avanzare da sola verso il pubblico che non ha esitato a riservarle una meritatissima ovazione. Ci auguriamo che Elena Mosuc ritorni presto a Milano. [...] Tirando le somme, che dire: sul versante cantanti c’erano tutti gli elementi per attestarsi su un livello adeguato al Teatro in oggetto. Per carità, qualche perla, sparpagliata qua e là, siamo riusciti in ogni caso a coglierla, certo che se ci fosse stata qualche recita con la Mosuc, Nucci (peccato non abbiano cantato insieme), Giordani [...].” “[...] ha tributato un trionfo assoluto e incondizionato ad un'altra rumena, Elena Mosuc, [...]. Il teatro è esploso a favore della Mosuc: il pubblico ha applaudito ripetutamente a scena aperta, ha gridato alla fine di ogni aria “Brava Elena”, si è spellato le mani a fine recita. Tutti, dopo la calata del sipario, sono rimasti seduti, senza il corri corri verso l'uscita che sempre si vede. Evidentemente alla Scala non serve il vuoto divismo né miti forfettari, alla Scala si canta, soprattutto Verdi. Ecco perchè la Mosuc è stata osannata [...] Nel cast, come dicevo, ha brillato Elena Mosuc, che ho già avuto modo di lodare su queste pagine per un Rigoletto al Regio di Parma: in quell'occasione mi chiedevo come mai la Mosuc lavorasse così poco in Italia, tanto è brava, la voce solida, la dizione limpida, il fraseggio curato, la recitazione efficace e naturale. Qui è una Violetta piena di passione, che trova i giusti accenti e trasmette fiamme al cuore degli spettatori, anche nelle mezzevoci. Straordinaria nel secondo atto, prima altera e sprezzante, poi impaurita, quindi sconvolta, infine rasserenata.” „Elena Mosuc weiss der Violetta viele anrührenden Nuancen abzugewinnen, seien es nun die grossen Liebesausbrüche oder die innigen Gefühlstiefen einer verzweifelten Frau. Mit immenser Gestaltungskraft, einer ausgereiften Höhe und vor allem einem farbenreichen und ganz beseelten Pianissimo gestaltete sie die kranke, tief empfindende Violetta.“ „[...] Elena Mosuc als Violetta begeisterte mit ihrem warmen Sopran, dem sowohl die hohe Tessitura («Sempre libera» krönte sie mit einem faszinierenden Es !) und die Koloraturen des ersten Aktes mit Leichtigkeit gelangen als auch die dramatischen Momente «Amami Alfredo». Selten wurde die Partie mit allen ihren Facetten so intensiv gestaltet und gespielt. Zum absoluten Höhepunkt des Abends wurde der dritte Akt, als nach einem ungemein berührenden «Addio del passato» ein inniges «Parigi o cara» im pianissimo folgte. " „ [...] Mosuc setzte ihre höhen- und koloratursicheren Sopran und ihr hinreissendes darstellerisches Vermögen gleichermassen überzeugend als leichtsinnige Lebedame, wie als innig Liebende und schliesslich verzweifelt Sterbende ein und wurde der gerade in dieser Partie geforderten stimmtechnischen Vielfalt vollauf gerecht. Für diese überzeugende Leistung wurde sie vom Publikum gebührend gefeiert. " „Il soprano rumeno (che debuttava nell'unica recita messale a disposizione) ha dato l'anima alla sua Violetta, per dimostrare sicuramente di essere degna di una riconferma. Di una straziante angoscia il suo finale dell'opera. Ma per tutta la recita il canto della Mosuc è stato sostenuto da una intonazione e da un legato, perfetti, in una eguaglianza e compattezza che hanno reso stupenda la pienezza della linea di canto. Quanto all'accento ne è uscita una Violetta semplicemente sublime e vibrante. Insomma una serata che non andrà dimenticata tanto facilmente e tanto presto. Il pubblico (ancora una Arena esaurita) ha gradito molto l'alta temperatura della serata (nonostante una minaccia iniziale di pioggia), andando ripetutamente in visibilio, con lunghi e interminabili consensi al palcoscenico. Chi sostiene che il pubblico areniano non capisce un granché della lirica, probabilmente dall'altra sera sarà costretto (di forza) a ricredersi." „La distribution est tout simplement royale. Elena Mosuc est une Violetta fragile, dont le timbre surprend d'abord par sa raucité passagère. Mais toutes les notes du redoutable monologue initial sont placées sans effort, et dès le deuxième acte, l'approfondissement de la psychologie de cette femme mourante va s'affinant. En réalisant un heureux mariage entre l'agilité virtuose d'un aigu sans défaut nécessaire au début de l'ouvrage et l'éclat d'un médium puissant, expressif sur toute son étendue, cette cantatrice pourrait bien s'imposer à l'avenir comme une des meilleures interprètes du rôle." |